T.A.Z. Zona temporaneamente autonoma

Contributo di John Jordan

“Siamo noi che viviamo nel presente condannati a non sperimentare mai l’autonomia, a non fermarci mai un momento su un pezzetto di terra governata solo dalla libertà?”

Hakim Bey

In sintesi

Un’alternativa ai tradizionali modelli di rivoluzione, la TAZ è una rivolta che crea enclavi libere ed effimere di autonomia nel qui-e-ora. 

Origini:

Hakim Bey (alias Peter Lamborn Wilson)

Coniato nel 1990 dal poeta, anarco-immediatista e studioso sufi Hakim Bey, il termine Zona Temporaneamente Autonoma (TAZ) cerca di preservare la creatività, l’energia e l’entusiasmo delle rivolte autonome senza replicare l’inevitabile tradimento e la violenza che è stata la reazione alla maggior parte delle rivoluzioni nel corso della storia. La risposta, secondo Bey, sta nel rifiutare di aspettare un momento rivoluzionario e creare invece spazi di libertà nel presente immediato, evitando, al tempo stesso, il confronto diretto con lo stato.

Una TAZ è un’area liberata “di terra, tempo o immaginazione” dove si può essere a favore di qualcosa, non solo contro, e dove nuovi modi collettivi essere umani possono essere esplorati e sperimentati Individuandosi nelle fessure e nelle faglie della griglia globale di controllo e alienazione, una TAZ è un’eruzione di cultura libera in cui la vita viene vissuta alla massima intensità. Dovrebbe sembrare una festa eccezionale in cui per un breve momento i nostri desideri vengono manifestati e diventiamo tutti i creatori dell’arte della vita quotidiana.

La chiave, suggerisce Bey, è rimanere mobili, basandosi sulla furtività e sulla capacità di fondersi nell’oscurità in un attimo. Prima che il TAZ venga individuato e riconosciuto dallo stato, che inevitabilmente cercherà di schiacciarlo, si dissolverà e proseguirà, riapparendo in luoghi inaspettati per celebrare ancora una volta le meraviglie della convivialità e della vita al di fuori della legge. Potrebbe durare ore, giorni, anni anche, a seconda di quanto velocemente viene individuato dalle autorità.

Bey afferma che le TAZ sono sempre esistite. Vede i loro antenati nelle numerose zone liberate che popolano la storia: dallo “stato” segreto degli Assassini persiani medievali alle utopie pirata del XVIII secolo – isole dove bucanieri, schiavi fuggiti e detenuti vivevano al di fuori della legge, condividendo beni e proprietà. Dalle comuni radicali di Parigi e Monaco di Baviera ai colonizzatori insoddisfatti del Nord America che abbandonarono la loro enclave per unirsi alle comunità dei nativi americani, lasciando alle loro spalle il famigerato cartello “Andato a Croatan”.

Bey sostiene tuttavia che la TAZ non può essere definita; è semplicemente un “suggerimento… una fantasia poetica”, non un “dogma politico”, e che “se la frase diventasse diffusa sarebbe compresa senza difficoltà… compresa nell’azione”. A distanza di vent’anni, la nozione di TAZ ha ispirato movimenti e azioni in tutto il mondo, dal gioco creativo dei Reclaim the Streets (vedi CASO DI STUDIO: Reclaim the Streets) all’autonomia degli accampamenti di protesta, dal movimento hacker Anonymous al festival Burning Man e ai raduni segreti Rainbow.

Quando Bey ha ideato per la prima volta il concetto, la rete era agli inizi, eppure aveva già immaginato un mondo futuro in cui una moltitudine di zone autonome potevano essere collegate da reti disperse di comunicazione liberate dal controllo politico. La rete non sarebbe stat fine a se stessa, scrisse, ma un’arma senza la quale le zone autonome soccomberebbero. Al tempo, ha respinto la sua teoria come pura fantascienza speculativa, ma il futuro arriva sempre più velocemente di quanto si possa immaginare.

APPLICAZIONE PIÙ FAMOSA: Se la scrivessimo qui, le autorità ne verrebbero presto a conoscenza e ci dovremmo dileguare. Mantieni allerta i tuoi sensi; la TAZ più vicina è più vicina di quanto pensi.

IMPORTANTE MA POCO CONOSCIUTA CONCRETIZZAZIONE: 1920–24 stato libero di Fiume (ora città di Fiume, Croazia), la cui costituzione fu scritta da poeti e anarchici.

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Autore

John Jordan è stato co-fondatore di Reclaim the Streets (1995-2001) e lavora attualmente con il Laboratory of Insurrectionary Imagination, un collettivo che fonde arte, attivismo e permacultura. Ama applicare la creatività ai movimenti sociali come Climate Camps e ha inventato varie nuove metodologie di azione diretta come il Rebel Clown Army. Co-autore di We Are Everywhere: The Irresistible Rise of Global Anti-capitalism (Verso), ha appena lanciato un nuovo film-libro con Isabelle Fremeaux che esplora le comunità utopiche d’Europa, Les sentiers de l’utopie (Editions Zones / La Découverte ). In equilibrio sul filo del rasoio tra arte e attivismo, creatività e resistenza, è dove si sente più di casa. 

Immagine

Burning Man – la zona autonoma temporanea per antonomasia. Foto di Dave Oswald Mitchell.

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