Il Socialismo del futuro

di Paolo Gerbaudo, Facebook – 09 maggio 2022

Uno dei termini chiave della nuova sinistra a livello internazionale negli ultimi anni è stato “socialismo democratico”, termine usato spesso da Corbyn, Sanders e Melenchon. Si tratta di una locuzione che ha un preciso scopo ideologico: recuperare il sogno socialista liberandolo al contempo dall’associazione con il totalitarismo sovietico. È una retorica che è riflesso dell’ambizione maggioritaria della nuova sinistra globale che cerca di “normalizzare” il socialismo e presentarlo come un’opzione credibile e non in aperto contrasto con le procedure democratiche delle democrazia rappresentative.

Ed è una retorica che poggia sullo “spirito del 2011”, il senso di possibilità evocato da movimenti come gli Indignados e Occupy Wall Street ed il modo in cui hanno riaperto una ambizione maggioritaria, dimostrando come le domande di giustizia sociale e lotta alla disuguaglianza avessero sostegno maggioritario nella popolazione.

L’Italia e la sinistra italiana si trovano in posizione sfasata rispetto a questa tendenza globale per una serie di motivi. Prima di tutto da noi non c’è stato il 2011: a parte la famosa manifestazione del 15 ottobre, risoltasi nel classico corteo di “unità della sinistra” il decennio 2010 è stato periodo di bassa mobilitazione in cui da un lato il Movimento 5 Stelle ha colonizzato il campo del dissenso e dall’altro lato il populismo di destra ha monopolizzato la rabbia di ampi settori della popolazione.

In secondo luogo, l’eccezionalità italiana la storia del comunismo italiano, con il partito comunista più grande dell’Occidente e il fatto che il partito socialista di Craxi e la sua corruzione hanno infangato la parola socialismo, rende il recupero di tale termine retoricamente più difficile; per quanto di fatto già il PCI di Berlinguer fosse pienamente incanalato in un alveo di “socialismo democratico”.

Invece dell’appello al socialismo rimane un attaccamento affettivo, e per certi versi comprensibile, alla storia del comunismo italiano. Questo tuttavia contribuisce anche al mantenimento di una posizione difensiva e nostalgica la cui retorica e estetica riporta unicamente al passato e non allo sforzo di immaginazione di un Socialismo per il Secolo XXI.

L’invasione russa in Ucraina ha messo in luce questo spirito nostalgico, nella difesa istintiva di ufficio della Russia, nonostante la Russia di Putin non sia l’Urss e non basti issare bandiere sovietiche a Melitopol né innalzare statue di Lenin a Kherson per renderla tale.

Siamo ancora nel lunghissimo funerale del PCI, il cui cadavere ingombrante continua a funestare la sinistra: generando da un lato il moderatismo estremo del PD di Letta, ogni azione del quale sembra ancora volta a dimostrare di non avere nulla a che fare con il comunismo né con il socialismo identificato al 100% con esso, e dall’altro nel rifuggire della sinistra radicale in un identitarismo della testimonianza e un amore per le cause perse, che più che controegemonia è controcontroegemonia.

La forza della nuova sinistra globale risiede nella “freschezza” che è riuscita a attribuire all’idea di un nuovo socialismo, come un progetto da costruire nel presente e non un salto indietro nelle idee e contrapposizioni del passato. Purtroppo in Italia per profondi motivi storici questa operazione di recupero del socialismo è estremamente difficile.

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