di Gabriele Toccaceli, Effimera – 2014
L’articolo che qui pubblichiamo contribuisce ad approfondire alcuni aspetti dei circuiti di moneta complementare che sfruttano le più recenti tecnologie riconoscendo al contempo la necessità di evitare che le regole relative all’emissione monetaria siano risolte senza una discussione politica bottom-up. Sono aspetti emersi nel convegno sulla Moneta del Comune tenutosi a Milano il 21 e 22 giugno 2014 (i cui atti sono stati pubblicati da Alfabeta in collaborazione con Derive/Approdi) come anche più di recente, il 3 e 4 ottobre scorso, nel convegno organizzato da Effimera “Sovvertire l’infelicità”.
Il progetto europeo D-Cent – su cui l’articolo seguente si concentra – rappresenta un’opportunità per testare in diversi contesti della civil society, Freecoin, una vera e propria cassetta degli attrezzi volta a supportare la sperimentazione di circuiti monetari complementari bottom-up in Finlandia, Islanda, Spagna e Italia; in tutte queste esperienze, che si intrecciano a forme di partecipazione politica militante, una grande attenzione è posta affinché non prevalga una visione confinata al locale. Si tratta di comprendere cosa ci sia di globale a partire dal locale e viceversa. Anche Commoncoin, la cui costruzione vedrà protagonista Macao a Milano, partecipa a questo processo. Gabriele Toccaceli ci aiuta a divulgare anche gli aspetti più antipaticamente tecnici descritti soprattutto nei rapporti D-Cent, “Design of Social Digital Currency”, curato da Dyne, e “Framework for implementing alternative credit schemes and digital social currencies”, coordinato dal gruppo di ricerca dell’Université Sorbonne Paris 1.
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Negli ultimi 30 anni il fenomeno delle monete complementari (CCs) ha conosciuto una crescita progressiva dovuta alla proliferazione di questo strumento in numerose parti del mondo, proliferazione causata dall’acuirsi di crisi interne al sistema economico ufficiale.
Le monete complementari sono strumenti di scambio che si affiancano alle valute ufficiali, solitamente senza sostituirle. Si possono utilizzare per acquistare beni e servizi e generalmente hanno corso in territori delimitati. Esse non hanno corso legale poiché non sono emesse dallo Stato e affinchè circolino è necessario che vi sia un gruppo di soggetti e attori che vi ripongano fiducia e li accettino. La fiducia è uno degli elementi cardine di tali valute. Le CCs possono presentarsi sotto una pluralità di forme, ciascuna con delle peculiarità e caratteristiche differenti.
Poiché i progetti di valuta complementare nascono sulla base di circuiti in cui possono convergere sia soggetti privati che pubblici (come gli enti locali), essi possono presentare, a loro volta, una valenza pubblica che fa emergere con sempre maggiore urgenza una questione da affrontare: la necessità o meno di una chiara regolamentazione legislativa che inquadri e disciplini le valute complementari in tutti i loro aspetti.
Quest’ultima tematica, relativa alla disciplina delle CCs, abbraccia due sotto questioni: la disciplina della valuta complementare, per quanto riguarda il progetto e la struttura su cui si basa, le funzioni che si propone di assolvere, gli scopi, le modalità di emissione di moneta, la possibilità di conversione in valuta ufficiale, le caratteristiche dei gestori del circuito, i rapporti con l’ambiente esterno e con gli aderenti al circuito; la disciplina del mezzo utilizzato per realizzare le transazioni e gli scambi. Per quanto riguarda il secondo punto, tale questione è stata sollevata all’interno di un progetto europeo di ricerca (denominato D-Cent- Decentralised Citizens Engagement Technologies-) che si è occupato, in uno specifico rapporto, della regolamentazione del software Freecoin.
Recentemente è stato sviluppato un software sperimentale, denominato appunto Freecoin, tutt’ora in fase di implementazione e aggiornamento, che può costituire un utile strumento tecnologico infrastrutturale per chi vuole costruire una comunità o un circuito di valuta complementare.
È fondamentale che i soggetti che desiderano adottare tale software possano facilmente familiarizzare con esso e siano in grado di controllarlo direttamente e in maniera trasparente.
Freecoin viene definito, dagli ideatori, in breve, come un potenziale strumento botton up a disposizione degli aderenti ad organizzazioni democratiche e volto a facilitare la partecipazione degli utenti stessi. Si propone come un alternativa ai database bancari centralizzati e come una valuta sociale affidabile, semplice e resiliente.
Tale software rappresenta, comunque, non un prodotto finale, ma una base comune con cui i diversi progetti di CCs possono rapportarsi e cercare di adattarlo alle loro esigenze o caratteristiche.
Al fine di garantire la validità di Freecoin, in quanto software open source, l’elemento cardine su cui è stata concentrata l’attenzione, nel rapporto di D-Cent, è la sicurezza nelle e delle transazioni, collegata a sua volta alla certezza e sicurezza dell’autenticazione. Le credenziali dei partecipanti non devono poter essere compromesse.
È importante, quindi, che il soggetto controllore dell’organizzazione sia impossibilitato ad accedere al portafoglio dell’utente, qualora non vi sia il consenso di quest’ultimo. Freecoin si avvale di algoritmi crittografici che mirano alla sicurezza del sistema, andando a risolvere anche i casi in cui vi sia una perdita della chiave o credenziale di accesso.
Tale strumento, utilizzabile in una vasta gamma di computer e dispositivi mobili, è stato sviluppato dalla Dyne.org Foundation all’interno del progetto D-Cent, un progetto europeo volto alla creazione di strumenti e applicazioni per la democrazia diretta e la responsabilizzazione economica. Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con il partner Thoughtworks.
Come detto in precedenza, Freecoin si rivolge a circuiti in cui la reciprocità e la fiducia devono poter giocare un ruolo centrale, è quindi importante che venga garantita, ai fini di un agevole circolazione monetaria, la possibilità per gli utenti di poter controllare e verificare le caratteristiche e i dati degli altri utenti (sempre rispettandone la privacy) e di conseguenza l’impossibilità per ogni soggetto di ricorrere all’anonimato. All’interno dei progetti di CCs che intendono adottare il software, affinchè non emergano problematiche tipiche di modelli a gestione decentralizzata, assumono ruoli importanti tutti gli aderenti, ma in particolar modo la responsabilità coinvolge i dirigenti/gestori del circuito e i revisori o controllori dello stesso.
Attualmente, attraverso il progetto D-Cent, sono in fase di costruzione e realizzazione 4 esperimenti piloti, operativi nel territorio comunitario, che si avvalgono dell’utilizzo di Freecoin: in Islanda, Spagna, Italia e Finlandia.
Questi e altri esperimenti monetari e di costruzione comunitaria di tipo decentrato hanno, negli ultimi anni, attirato l’attenzione del legislatore, che come detto precedentemente, ha proceduto in alcuni casi a disciplinare il mondo delle CCs, nei territori di sua competenza.
Due sono i tentativi di intervento legislativo più importanti che si sono occupati recentemente delle valute complementari: uno in Francia all’interno della ESS (Economia sociale e solidale), e uno in California con la legge AB-1326 (Californian Alternative Currencies Act).
L’AB-1326, attualmente in stato inattivo, qualora diventasse legge, non potrebbe produrre effetti fino al 1 luglio 2016 e non può essere sottoposta all’Assemblea Californiana, per essere presa in considerazione, prima del 4 gennaio 2016.
Lo Stato della California, già attraverso l’approvazione, avvenuta il 28 giugno 2014, della legge AB-129 (scritta dal deputato democratico Roger Dickinson), ha modificato radicalmente l’approccio legislativo precedente in materia di crypto currencies, dichiarando legale l’emissione e l’uso del bitcoin e delle altre monete digitali. Da tempo la California si è dimostrata uno degli Stati degli Usa più liberali in materia di innovazione tecnologica.
Nel marzo del 2015 il membro dell’Assemblea californiana e della Commissione in materia bancaria e finanziaria, Matthew Dababneh, ha sottoposto una proposta di legge volta a impedire a una persona di impegnarsi, nello Stato, nel business delle valute virtuali complementari senza una licenza o una deroga speciale da parte dello Stato stesso. Tale disegno di legge (AB-1326) mira a predisporre rigorosi requisiti per le imprese che operano nel “virtual currency business”, e con esso si intende qualsiasi attività che comporti il deposito della valuta digitale per conto di altri, lo scambio di denaro fiat per la moneta digitale o viceversa e lo scambio di una valuta digitale per un’altra. Tale proposta si dovrebbe applicare a tutte le imprese e le organizzazioni che svolgono queste attività relative a un residente in California. L’AB- 1326 contiene varie misure di rilievo: le imprese in questione devono pagare una tassa d’iscrizione non rimborsabile di 5000 dollari al Department of Business Oversight (DBO); devono mantenere delle riserve di capitale di una quantità arbitraria determinata dal Commissario del DBO; il Commissario del DBO può esaminare in qualsiasi momento il lavoro dell’impresa o di qualunque filiale anche fuori dalla California; l’obbligo di verifica, prima della concessione della licenza, che ogni rappresentante o dipendente dell’impresa sia “pulito” e che l’impresa abbia una solida situazione finanziaria; l’impresa e/o organizzazione deve fornire tutti i documenti, libri contabili e informazioni di fronte alla richiesta mossa dal Commissario del DBO; obbligo di notifica al DBO entro 5 giorni nel caso di deposito di fallimento o di accuse penali nei confronti di un direttore, amministratore o dirigente, o di altre implicazioni legali legate all’attività commerciale; presentare una relazione annuale di revisione al Commissario entro 90 gg dalla data di chiusura dell’esercizio; obbligo di redazione di report trimestrali relativi allo stato patrimoniale, bilancio d’esercizio, flussi di cassa.
Il Commissario del DBO può applicare sanzioni punitive che prevedono multe fino a 1000 dollari al giorno nei confronti di ogni virtual currency business che violi le regole stabilite o che agisca senza il possesso dell’apposita licenza. In definitiva il disegno di legge AB-1326 conferirebbe, in caso di promulgazione, importanti poteri di regolamentazione in capo alle Autorità Californiane.
In opposizione a queste misure ritenute da alcuni eccessivamente restrittive, sono emerse alcune critiche e in particolare è stata mossa una petizione online da parte di John Light, il fondatore di Buttonwood (un circuito di Cryptocurrency operativo nello Stato della California che utilizza il Bitcoin), secondo la quale, in sostanza, il disegno di legge andrebbe a ridurre il mercato delle valute digitali creando dei danni sia per i consumatori che per gli imprenditori stessi.
Tra le varie criticità, afferenti il disegno di legge in questione, che vengono sollevate da alcuni vi sono in particolare: le problematiche interpretative derivanti dalla discordanza della disciplina legislativa tra i diversi Stati Membri, che può generare confusione; il fatto che la concessione della licenza possa essere negata dal Commissario senza particolari motivazioni e con quasi nulle possibilità di appello; i costi della licenza ritenuti troppo alti; l’obbligo di fornire informazioni eccessivamente dettagliate al Commissario relative ai dirigenti, proprietari o chiunque rivesta un ruolo importante nell’impresa; la discrepanza relativa al trattamento tra le imprese normali e le start up, in quanto l’AB-1326 garantisce ampi margini di discrezionalità al Commissario nel rilasciare a queste ultime una licenza provvisoria a un prezzo nettamente più basso.
Al disegno di legge, però d’altro canto, vengono riconosciuti importati lati positivi tra cui l’aver previsto nella definizione di virtual currency business, il requisito “del mantenimento della piena custodia o controllo” della valuta digitale che fa emergere un approccio volto anche alla tutela del consumatore. Inoltre, i sostenitori dell’AB-1326, ritengono che i rigorosi requisiti per accedere alla licenza e gli ampi poteri regolatori e di intervento in capo alle Autorità Californiane servano a garantire la salvaguardia dei diritti e interessi del consumatore.
In Francia i promotori degli esperimenti di monete complementari locali hanno fatto pressione affinchè il tema delle CCs ottenesse una chiara disciplina legislativa e ciò è avvenuto all’interno della legge sull’ ESS (Economia sociale e solidale) promulgata dal Presidente della Repubblica il 31 Luglio 2014 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 1 Agosto 2014.
L’economia sociale e solidale, che riunisce circa 200 000 imprese francesi che cercano formalmente di coniugare logiche solidaristiche e di stampo sociale all’utilità economica, in Francia gioca un ruolo rilevante rappresentando il 10 % del PIL e il 12% dei posti di lavoro relativi alle imprese private. Con la legge del 31 Luglio 2014, il Governo ha cercato di porre le basi per rafforzare un settore, quello sociale, ad alto potenziale espansivo che potrebbe aiutare l’occupazione in un periodo di forte crisi economica.
Con l’inserimento, nella legge sull’ESS, della questione delle Monete Locali Complementari (MLC), il legislatore ha deciso, in primo luogo di disciplinare il mondo delle valute complementari operanti nel territorio, in secondo luogo di riconoscere il contributo che le MLC possono dare allo sviluppo dell’economia sociale e all’innovazione sociale e infine ha posto le basi per dare nuovi impulsi ai diversi sistemi di MLC. Attualmente, nell’Esagono, l’impatto economico dei progetti di MLC è molto limitato.
Per l’implementazione dell’ESS, Carole Delga, la Segretaria di Stato per il Commercio, l’Artigianato e l’Economia Sociale e Solidale, ha promosso – in concerto con altri partner privati e pubblici- 3 nuove fonti di finanziamento gestiti dalla BPI France: il FISO (Fondo d’investimento per l’innovazione sociale) che prevede 40 Milioni di Euro iniziali volti a finanziare in forma di anticipi rimborsabili progetti innovativi corrispondenti a bisogni sociali insoddisfatti dal mercato o dalle politiche pubbliche; il PESS (Prestiti per le imprese sociali) che prevede uno stanziamento di circa 100 Milioni di Euro immessi da soggetti pubblici e privati; un ulteriore fondo gestito da BPI France relativo al finanziamento del mondo delle Cooperative.
L’articolo 16 della legge ESS n.2014-856 del 31 Luglio 2014 che si occupa di valute locali complementari va a integrare, attraverso la sezione 4, il Codice monetario e finanziario francese. In particolare, nella sezione in questione, si afferma in primo luogo che le MLC possono essere emesse e gestite dagli attori menzionati nell’articolo 1 della legge ESS n.2014- 856, ossia coloro che rispondono a tre requisiti cumulativi fondamentali: il perseguimento di uno scopo diverso da quello della semplice distribuzione di profitti; la presenza di una governance democratica definita e organizzata nello Statuto e in cui la partecipazione non si traduce esclusivamente nel contributo economico/finanziario fornito dai partner, dipendenti o dagli stakeholders; una gestione che mira ad utilizzare la maggior parte dei profitti ottenuti allo scopo di sviluppare o mantenere viva l’attività dell’impresa stessa e che non permette la distribuzione delle riserve obbligatorie.
In conformità al Codice monetario e finanziario Francese, la legge n.2014-856 disegna le valute locali come complementari alla valuta legale, ossia all’Euro, ed esse non possono essere usate come beni ma solo come strumenti di pagamento. Di conseguenza le MLC sono da considerarsi come titoli (TLCCs) utilizzabili per l’acquisto di beni e servizi il cui prezzo è fissato in Euro, ma possono essere accettati anche dalle autorità statali o dalle pubbliche amministrazioni per il pagamento di tasse e imposte. Il potere di accettare o meno tali valute spetta, in ogni caso, al beneficiario, dato che non hanno corso legale.
Il riconoscimento dei TLCCs quali strumenti monetari ha spinto la Direzione Generale del Tesoro e delle Finanze Pubbliche a stabilire alcune condizioni che tali titoli devono rispettare: la tracciabilità degli scambi e la convertibilità in Euro deve essere garantita; la neutralità rispetto alle finanze pubbliche; la regolamentazione della contabilità al fine di controllare i flussi monetari; la sorveglianza per evitare che diventino canali dove condurre frodi fiscali.
In Spagna, in particolare in Catalogna, si è proceduto nell’ultimo decennio al recepimento della normativa comunitaria in materia di moneta elettronica attraverso la promulgazione di apposite leggi. Però i sistemi di pagamento complementari funzionanti secondo gli schemi Barter fuoriescono da questa disciplina. Il legislatore spagnolo ed europeo non ha espressamente statuito sulla natura giuridica del baratto. Difatti l’Autorità Bancaria Europea ha riconosciuto la mancanza di regolamentazione di queste monete, affermando che “le monete virtuali sono una forma di moneta digitale non regolamentate e non emesse o garantite da una Banca Centrale e che possono servire come mezzo di pagamento”.
Di conseguenza l’interpretazione privilegiata dal rapporto D-CENT è che per le CCs (intese però come Circuiti di Commercio Sociale organizzati secondo il modello Barter o Mutual credit network) , non costituendo un istituto di pagamento e non rientrando nei dettami legislativi spagnoli relativi alla moneta elettronica, vige il principio della libertà di selezione della forma giuridica da adottare. Quindi tali circuiti possono pescare tra le forme legali – legalmente ammesse e previste per sviluppare l’attività economica – e scegliere quella che più gli aggrada.
Per quanto riguarda l’Italia, un disegno di legge è stato presentato alla Camera dei deputati (su iniziativa dei Deputati: Boccadutri, Guerra, Guidesi, Marcon, Migliore, Andrea Romano, Aiello, Dal Moro, Ginefra, Giulietti, Gribaudo, Lavagno, Lodolini, Misiani) il 30 Luglio del 2014 con il fine di delegare al Governo l’elaborazione di una disciplina organica in materia di emissione e circolazione delle monete complementari attraverso uno o più decreti legislativi.
In tale documento viene chiesto al Governo di “definire le monete complementari quali strumenti di pagamento esclusivamente elettronici volti a facilitare gli scambi di beni e di servizi, compreso il lavoro, all’interno di una comunità socio-economica definita utilizzando, anche congiuntamente, criteri di carattere territoriale o funzionale”. Vengono, poi, stabiliti dei requisiti essenziali che devono rispettare le CCs: un rapporto fisso di equivalenza con l’Euro; il divieto, a carico di coloro che accettano pagamenti in moneta complementare, di praticare, per i medesimi beni o servizi, prezzi diversi a seconda che il pagamento sia effettuato con moneta avente corso legale o con moneta complementare; l’obbligo di determinare l’ambito di circolazione delle monete complementari attraverso criteri territoriali e/o funzionali; la volontarietà della partecipazione a un circuito di CCs; la completa tracciabilità delle transazioni effettuate attraverso l’uso della valuta complementare.
Tale proposta di legge si propone, inoltre, di categorizzare legislativamente le monete complementari in due diverse tipologie sulla base delle caratteristiche di emissione: backed currencies, ossia monete complementari con copertura avente corso legale emesse in cambio del versamento di un equivalente controvalore in Euro che deriva dall’applicazione del principio di parità di valore con l’Euro; mutual credit currencies, cioè monete scritturali di credito cooperativo, che svolgono la funzione di unità di conto per registrare le posizioni di dare e avere, frutto delle transazioni (di beni e servizi) tra gli aderenti di una camera di compensazione. Relativamente a queste ultime viene stabilito essenzialmente che: le posizioni attive non vanno a costituire crediti, di conseguenza non danno diritto al pagamento in Euro; le posizioni passive sono saldate generalmente attraverso la vendita di beni o servizi, ma in altri casi il gestore del circuito può richiedere il pagamento in Euro nel caso in cui ciò non avvenga entro un periodo non inferiore ai 9 mesi e non superiore ai 15 mesi; il gestore del circuito deve fissare dei valori massimi di passività o attività raggiungibili da ogni attore membro, in maniera simmetrica alla capacità degli stessi di raggiungere una posizione di pareggio attraverso le transazioni; il gestore del circuito deve accantonare un fondo di garanzia in moneta complementare o predisporre altre forme di mutualizzazione delle perdite idonee a far fronte ad eventuali insolvenze dei partecipanti; gli emittenti e i gestori dei circuiti monetari complementari devono essere iscritti a un apposito elenco della Banca d’Italia e sono soggetti alla sua vigilanza e sorveglianza sotto una pluralità di aspetti; ciascun circuito deve istituire un organismo di garanzia (formato dai rappresentanti dei vari stakeholders interni al progetto di CCs , tra cui imprese, persone fisiche, PA, organizzazioni senza scopo di lucro) che approva i criteri di emissione e le regole di circolazione valutaria complementare, approva le politiche di gestione dei rischi e invia semestralmente una relazione alla Banca d’Italia sulla gestione del circuito e sulla tutela degli interessi degli aderenti. L’organismo di garanzia ha, inoltre, il dovere di chiedere l’intervento ispettivo della Banca d’Italia qualora ritenga che la gestione del circuito violi la legge, gli interessi dei partecipanti o il principio di prudenza. In ultimo, si delega al Governo il compito di stabilire, in armonia con le regole interne ai circuiti, le modalità con cui gli emittenti e gestori del circuito possono cambiare la valuta complementare con la moneta avente corso legale e si demanda al decreto legge di stabilire le condizioni e le forme con cui gli enti pubblici locali o lo Stato possono inserirsi o rapportarsi con i progetti di CCs.
Facendo un raffronto con la proposta di legge Californiana (descritta nella Prima Parte), quella italiana va meno nel dettaglio e lascia ampi margini di manovra agli organi a cui spetta il compito di tradurla il legge. La disciplina organica e dettagliata in materia di CCs è quindi rimandata alla volontà del Governo italiano, del Ministro dell’Economia e delle Finanze, del Ministro dello sviluppo economico e successivamente del Parlamento.
Come dimostrato soprattutto dai casi italiano, californiano, spagnolo e francese la regolazione o meno delle monete complementari rappresenta un interrogativo, al quale possono essere date risposte diverse. Quello che è certo è che la diffusione degli esperimenti di CCs ha attirato un’attenzione maggiore da parte delle autorità pubbliche.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia al rapporto D3.5 del progetto europeo D-Cent che potete trovare a questo indirizzo dcentproject.eu/resources
For further details see the report of the european project D3.5 D-Cent dcentproject.eu/resources
